lunedì 23 gennaio 2012
Santi, navigatori e scrittori
C'è chi nasce e pochi anni dopo vuole fare il pompiere o il medico e chi vuole fare lo scrittore. Ci sono maggiori probabilità, molto ampie, che il primo ci riesca e il secondo debba rinunciare, questo per lo meno fino a pochi anni fa. Sì perché ad uno scrittore non bastava avere scritto, voleva anche vedere pubblicato il suo libro, tenerlo fra le mani, regalarne qualche copia agli amici. Se non trovava l'agente giusto, capace di imporlo ad un editore, l'unica via era quella di stamparlo in proprio. Era un'operazione complessa, composizione, impaginazione, pellicole, lastre, stampa, rilegatura, tutte fasi costose, ammortizzabili con almeno un migliaio di copie vendute o con spese compensate da parte dell'autore, pratica oggi comune - quest'ultima - anche in case editrici di grande nome. Erano quindi tre le categorie di scrittori: quelli approvati da un editore, quelli che producevano in proprio potendoselo permettere e gli altri. Oggi la situazione è cambiata. Con testi scritti e impaginati in casa e con le nuove tecnologie digitali, stampare un libro, anche una copia soltanto, è diventata una cosa alla portata di tutte le tasche, con pochi euro si trasforma un proprio testo in un vero libro, rilegato, del tutto simile a quelli che troviamo in libreria. Se poi uno rinuncia all'idea del cartaceo c'è sempre la possibilità, a costo zero, di trasformare il proprio romanzo, il proprio saggio, in un ebook e di vederlo proposto online da tutte le librerie virtuali. Ecco così che chi desiderava fare il pompiere o il medico può farlo, così come chi vuole fare lo scrittore. Che poi costui riesca a vivere o sopravvivere scrivendo questo è un altro discorso.
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