Durante gli anni '70 uscì in edicola un mensile destinato agli uomini (c'erano già Playmen, italiano, e Playboy, americano, ma il mercato aveva spazio per altre testate). Si chiamava Executive e non ebbe una vita tranquilla, soprattutto all'inizio. La splendida foto della copertina (una bella ragazza bionda ripresa di spalle, ovviamente nuda, vicino ad un cavallo da tiro, biondo anch'esso) suscitò le ire di un giudice bacchettone di Verona che, alla vista del controluce del pelo pubico, ordinò il ritiro della testata in d'Italia e denunciò più di cento edicolanti per averla esposta. Alcuni mesi dopo circolavano liberamente decine di riviste pornografiche capitanate addirittura da un fotoromanzo, basato su sesso esplicito, Supersex. Fino ad allora gli amanti del genere dovevano accontentarsi di pellicole del nord europa acquistabili nei mercatini sperando di non trovarsi poi a casa con un corto di Paperino...
Questa premessa potrebbe essere OT, come si legge nei newsgroups quando qualcuno rileva un fuori tema, mentre sono invece forti le analogie con quello che è successo in questi ultimi anni al gioco d'azzardo.
Nel secolo passato chi voleva affidarsi alla fortuna aveva poche opportunità: alcune lotterie, il totocalcio, il totip, il lotto. Chi amava il brivido in diretta poteva andare, in Italia, in quattro casinò o in uno dei tanti ippodromi italiani.
Le regole erano rigide, c'erano solo il totocalcio col suo 13 e la lotteria di capodanno con la solita estrazione durante una trasmissione rai dell'epifania. Ci volle la criminalità organizzata a modificarle, ad introdurre le prima novità: con le partite di calcio si potevano giocare anche solo tre partite aumentando così le possibilità di vincita. In tutti i bar. soprattutto il sabato, proliferavano gli spacciatori della nuova droga, dei galoppini che prendevano le giocate, facevano da esattori e, in caso di vincita, da ufficiali pagatori.
Ci volle più di una decina d'anni perchè i nostri governi decidessero di iniziare a legalizzare le scommesse e (metafora) dal pelo pubico si passò al porno in pochi mesi, i bar si riempirono di slot machines, persino i casinò non poterono fare a meno di riempirsi di macchinette, il lotto generò altri mostri, le tabaccherie si tappezzarono di gratta e vinci, la tombola divenne legale Negli ultimi anni il gioco, con internet, entrò nelle case, i casinò online iniziarono (e continuano) a regalare le prime dosi di denaro per creare la dipendenza o si avvalgono di galoppini informatici che promuovono i vari siti in cambio di una percentuale sulle perdite dei clienti.
Davvero una brutta storia.! Anche in questo caso sarebbe stato sufficiente leggere i segnali che giungevano da altre nazioni: alla fine degli anni 80, tornando in aereo da Tenerife, lessi su un quotidiano un annuncio dei jugadores anónimos che spronava le massaie spagnole alla disintossicazione dal bingo (era per loro uso comune sottrarre denaro alla spesa quotidiana per potere giocare). I segnali quindi c'erano ma bisognava percepirli e metabolizzarli ma ora i buoi sono scappati, la pubblicità addirittura propone, con una premessa che assomiglia molto ad una maschilista fase di iniziazione sessuale, un padre che dà i soldi al figlio diciottenne per andare a giocare, calciatori famosi che si prestano come testimonial di aziende di scommesse... e poi squadre di calcio sponsorizzate dai diversi operatori del settore. Ma per fortuna il mondo è pieno di geni! Lo sport (quello dei motori in particolare) ha perso gli sponsor del tabacco perché il fumo è la rovina del corpo ma nessuno si è preoccupato dell'anima! Questa mia ultima considerazione potrebbe fare pensare ad un pamphlet moralistico ma non è certo questa la mia intenzione, no davvero. La sorpresa lascia il posto all'irritazione quando ti accorgi della miopia di chi prende decisioni sottovalutandone le conseguenze e non calcolandone i danni. La liberalizzazione del gioco (in tutte le sue forme) corrisponde in tutto e per tutto allo spaccio, in questo caso di una droga sottile che genera dipendenza, drammi affettivi, disastri economici.
Il giocatore inizia a giocare sperando di vincere, di trovare una scorciatoia per il denaro ma presto questo lo porta verso un vicolo cieco. E' allora che comincia a giocare per perdere.
(dialogo tra un usuraio e James Caan, nel film 40.000 dollari per non morire)
"Ma tu lo sai perchè giochi?"
"Sì, per perdere!"
"Lo sai, sei un professore di università e giochi lo stesso?"
"Sì!" (sorridendo)
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