lunedì 23 gennaio 2012

I nuovi carneadi

Carneade. Chi era costui? Don Abbondio non sapeva nulla di questo filosofo greco eppure altri, pochi, lo sapevano. E' un po' come se oggi chiedessi chi è Marc Jacobs. Non ha nulla  a che vedere con la filosofia, è il direttore artistico della Louis Vuitton e vanta collaborazioni con Stephen Sprouse e con Takashi Murakami, anch'essi praticamente sconosciuti. Sconosciuti ma conosciutissimi in ambiti molto ristretti, tra gruppi di persone del tutto distanti dal mondo reale, frequentatori abituali delle cerchie ristrette sponsorizzate da Anna Wintour e dai suoi amici.
Ma cosa hanno in comune Carneade e Jacobs? Nulla, al di là del fatto di appartenere a delle nicchie minime di interesse all'interno delle quali c'è fama, apprezzamento, successo, stima. Molto, per il fatto che la gente comune non sa chi sia stato il primo e chi sia il secondo. Esiste infatti una frattura profonda tra fasce di popolazione che hanno obiettivi diversi, differenti stili di vita e, non ultimo per importanza, un grande divario nel bilancio familiare. Lidl è un nome molto più popolare di Louboutin, e lo stesso si può dire per Swatch rispetto a Piaget. Di esempi simili ne potremmo fare migliaia ma questo non farebbe altro che portarci nei diversi mondi di chi possiede una Viper rispetto a quello unico di colui che viaggia in autobus. Di certo c'è che la famiglia di Carneade ha migliaia di componenti mentre la gente comune non ha nemmeno bisogno di un nome, perchè è molto più riconoscibile, perchè la sua identità è definita, perchè è proprio sulla gente comune che si basa la nostra società, sulle sue abitudini, sulle sue spese quotidiane, sulle tasse che ogni anno versa alle casse dello stato. Ogni Carneade è invece unico e pochi sono i suoi discepoli con tutto quello che ne segue.

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