sabato 14 gennaio 2012

I Nuovi Feudi

Un certo giorno, diciamo una decina di anni fa e pur non essendo in campagna elettorale, cominciarono a vedersi in tutte le grandi città dei poster (sei metri per tre) con il volto di Berlusconi. Dopo un paio di settimane vennero affiancati da altri, con i volti di Casini, Fini e Di Pietro. Poi cominciò la campagna elettorale e i nomi dei leader comparvero con grande visibilità nel simbolo del loro partito. Fu l'inizio della fine della politica. Sino ad allora ogni partito, pur concedendo al suo interno grandi spazi di dialettica, aveva una sua linea politica, una storia consolidata in anni di progressivi aggiustamenti. Una linea comune nella quale si riconoscevano i simpatizzanti, gli iscritti, i dirigenti e con la stessa coincideva, nel Giorno dei Poster, il pensiero dei leader. Non ci fu quindi nessuna prevaricazione ma anche se nessuno di loro aveva l'idea di incoronarsi inconsciamente lo fecero e nessuno ci trovò nulla da ridire. Nessuno fu consapevole di avere firmato ai leader del tempo una delega troppo ampia, una delega che ha permesso loro di fare prevalere le loro idee anche in contrasto con la linea storica del loro partito. Quando due ragazzi si sposano il celebrante elenca i loro doveri, impegni da rispettare finchè morte non li divida. I due ragazzi pronunciano il fatidico sì ma poi, in moltissimi casi, al matrimonio segue una separazione. Quando ho chiesto ad un parroco cosa ne pensava di una promessa difficilmente mantenibile mi ha aperto gli occhi: "Se io continuerò a pensare e a sentire quello che penso oggi e se tu continuerai a pensare e a sentire quello che pensi oggi, ebbene allora sì, finchè morte non ci divida... ma poi - aggiunse il sacerdote - la gente cambia!". Le persone cambiano e allora la delega deve essere a termine, prorogabile oppure no. Se invece il volto del leader diventa il logo insopprimibile di un partito il ritorno al medioevo è un'ipotesi molto concreta.

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